Manuale dei giochi

PREFAZIONE

Quando Gianluca Lopez mi sottopose il manoscritto chiedendomi un’opinione fui sorpresa soprattutto dall’argomento del testo: i giochi di strada! Pensai che, in fondo, tanti hanno scritto su questo tema nella speranza che non si perdesse quella tradizione popolare infantile che da Nord a Sud Italia coagula gli stessi giochi e le stesse strutture dei giochi senza che questi fossero stati veicolati da strumenti tecnologici facilitatori della comunicazione. Gianluca stesso, nella descrizione dei giochi, pone in congiunzione spaziale due territori distanti come Velletri, cittadina collinare del Centro Italia e Lampedusa, isola all’estremo Sud italiano. Come sia stato possibile trasmettere la struttura, le regole, i nomi di questi giochi da una parte all’altra dell’Italia senza snaturarne l’entità sarebbe interessante da approfondire ma, ciò su cui è doveroso riflettere è lo sfondo pedagogico che Gianluca Lopez ha voluto imprimere nel suo lavoro. Non un serbatoio di stimoli nostalgici ed emotigeni ma un “manuale” attraverso cui prendersi cura, tramite il gioco di strada, dello sviluppo educativo e pro sociale dei ragazzi. Dei tanti aspetti che contraddistinguono il gioco di strada sono stati scelti quelli maggiormente rappresentativi ma che, troppo spesso, sfuggono all’attenzione se si volge lo sguardo solo a ciò che accade di visibile.

INSIGHT, PROBLEM SOLVING ED EURISTICA
Alcuni dei giochi presentati da Gianluca riguardano la realizzazione di oggetti (cerbottane, fionde, carrellini) adatti, una volta realizzati, a soddisfare un particolare gioco e, di conseguenza, un divertimento. Già da qualche decennio l’industria del giocattolo si è prodigata a realizzare essa stessa quelli che vengono definiti “giochi strutturati” sostituendo, di fatto, il giocattolo creato con materiale povero. Sul mercato possiamo trovare, bell’e pronti, ogni tipo di balocco da consumare immediatamente e, purtroppo, per un tempo sempre più limitato, limitato in quanto i bambini si stancano subito di un giocattolo e limitato perché si abbassa sempre di più l’età in cui l’unico giocattolo appetibile e desiderabile è il cellulare. Coloro i quali hanno avuto la fortuna di giocare nei cortili o nella strada ricorderanno certamente che, in circostanze particolari e sorretti da una forte motivazione, si costruivano oggetti utili al gioco stesso. La realizzazione di questi strumenti avveniva attraverso

oggetti non convenzionali trovati sul campo ai quali veniva sottratta la loro funzione originaria sostituendola con la funzione adatta allo scopo e alla soluzione del problema. Questo processo di apprendimento (qui descritto per sommi capi) è stato definito da Köhler – gestaltista del secolo scorso – come il processo di apprendimento tramite l’insight ossia attraverso la destrutturazione e ristrutturazione degli elementi della realtà con lo scopo di risolvere un problema. Generalmente la soluzione si presenta come un’idea improvvisa, un’Eureka ma essa è il risultato dell’elaborazione critica dell’ambiente e della metodologia applicata per raggiungere lo scopo.
Questa attività di insight rappresenta per il bambino un allenamento per i processi cognitivi di problem solving che consentirà, una volta adulto, di affrontare le situazioni complicate applicandone le strategie. La maggior parte delle volte questi oggetti sono costruiti in gruppo, che sia un unico oggetto fruibile poi da tutti (come può essere un carretto) o tanti oggetti per uso personale (come una cerbottana). Tale situazione, in cui ogni membro del gruppo contribuisce alla riuscita di un risultato, stimola la capacità di cooperazione e l’aiuto reciproco, caratteristiche queste che definiscono l’individuo all’interno di una società.

Dott.sa. Eliana Peperoni Pedagogista


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Postfazione del Libro Ambelebè.

A cura della

Dottoressa Eliana PEPERONI

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